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5 aprile 2007
Dopo quello del buio e del silenzio, oggi riscopro il valore dell’immobilità.
Prova a stare fermo qualche minuto, al margine di un prato nei pressi di un boschetto e di una siepe, e ti si aprirà un mondo. Faccio l’esperimento, non è difficile per il mio carattere. Bastano due minuti e… apre le danze uno scoiattolo (ROSSO), che incurante della mia presenza risale tranquillo il tronco di una quercia per appollaiarsi, forse a 6-7 metri da me, su uno dei rami principali. Ne vedo bene, col binocolo, i ciuffi auricolari, il petto bianco, lo sguardo interrogativo. Lo lascio stare un attimo, perché un picchio rosso maggiore – una femmina – si è posato a terra (cosa non comune) a poca distanza, e perlustra attento il suolo. Il nero del mantello appare lucido quando colpito dal del sole, e fa risaltare ancor di più le ampie macchie bianche e il sottocoda rosso. Non faccio in tempo a stupirmi, che un altro picchio si posa lì vicino. Poi è la volta di un picchio verde, e poi di un picchio muratore, così, nell’ordine, quasi fosse una lezione di ripasso del corso di birdwatching.
Lo scoiattolo ha preso a transitare veloce dalla quercia al ciliegio a fianco, poi di nuovo indietro sulla quercia, quindi avanti, per poi scendere a terra tre o quattro alberi dopo. Si incammina tranquillo sul prato, e tanti saluti.
E poi cinciarelle, cinciallegre, fringuelli vocianti. Un airone cenerino mi fissa immobile dal centro del prato, poi si invola verso il golf.
In mezzo a tanta sfacciataggine, un rampichino risale mimetico e silenzioso il tronco di un tiglio, stanando insetti tra le increspature della corteccia.
Proseguo lungo il Lambro, tanto per veder chi nuota. Nessuno, a parte quattro germani. Una ballerina bianca riposa, quasi un Robinson Crosue sulla sua isola, su un sasso emergente dall’acqua che a malapena la accoglie.
Sul ritorno, un saluto veloce alla colonia di gallinelle d’acqua al margine della Cascina San Giorgio che, per l’occasione, si è imbrancata con un gruppo di conigli selvatici. Ma che ore sono? Ah, quasi le due, mi dicono le taccole…
Alberto Confalonieri
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3 aprile 2007
E’
festa di primavera, all’ora di pranzo, lungo i viali del Parco. Sono felice che,
dopo averne sentito l’approssimarsi dai racconti
degli appassionati
lomba
rdi,
finalmente vedo nel cielo sopra villa Mirabello le prime rondini. Vedrò, prima
di sera anche un paio di rondoni, che finalmente si approssimano al loro breve
riposo annuale (eh sì, perché questi animali vivono la vita perennemente in volo
, dormendo ad altissime quote, e fermandosi solo per la riproduzione).
La tempesta ormonale che agita gli animali mi offre lo spettacolo di un pubblico accoppiamento tra cinciarelle (roba da 5-6 secondi al massimo, del tipo breve ma intenso) e, subito dopo, di un’accesa disputa territoriale tra due maschi di fringuello aggrovigliati l’uno all’altro nel cielo incuranti della gravità.
C’è un vecchio, seduto su una panchina lungo il viale di Vedano. Lui non lo sa, ma proprio sopra la sua testa un bel gheppio maschio si è appena posato, in attesa di ripartire in caccia lungo i margini del pratone dell’ippodromo. Mi avvicino, e riesco a rimanere ad osservare lo splendido animale da vicino, scrutando la macchiettatura nera sul dorso bruno e le barre trasversali sulle penne timoniere. Poi, veloce come è arrivato, riparte. Buona fortuna.
Gli uccelli non portano orologi, ma sanno essere puntuali. La colonia di taccole ospitate tra le travature dell’antenna RAI hanno deliberato di far sentire i loro schiocchi riverberanti non prima delle 13.45. Me ne sono accorto da qualche giorno allorché, passando di lì intorno all’una mi accoglie un insolito silenzio che si rompe, appunto all’approssimarsi della fine della mia pausa pranzo, quando ripasso al rientro in ufficio.
Alberto Confalonieri
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6 marzo 2005
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Sopra: Nitticora (foto A. Confalonieri) Sotto: Pigliamosche (foto A. Confalonieri) |
Stagione ormai avanzata, per
gli amici alati. Compiuti i viaggi di ritorno dai quartieri di svernamento verso
quelli di nidificazione, il Parco è ormai un'immensa nursery, brulicante di
pulli (i giovani nidiacei) che esigono a gran voce vermi e altre schifezze per
crescere sani e vigorosi, giovani che stanno muovendo i primi battiti d'ala nel
mondo, adulti che si dimenano tra le responsabilità genitoriali e le ultime
"stoccate" amorose per sfruttare a pieno la stagione...
Prediligo in questa cronaca le specie che si sono sudate la "vacanza" al Parco,
ovvero i reduci dell'ultima migrazione transafricana, a quelle sedentarie che
abbiamo conosciuto lo scorso inverno. Si impongono prepotenti al canto le
capinere, dalla melodia cantilenante, punteggiate da codirossi e torcicolli.
Questi ultimi, dei picchi dalla livrea estremamente mimetica, completano in
estate il poker di piciformi ossevabili nella nostra pianura, e che sono tutte
presenti nel Parco di Monza (le altre tre sono il picchio rosso maggiore, il
picchio rosso minore, il picchio verde). Camminando lungo il relitto del viale
Mirabello troncato dalla sopraelevata
nord, il terreno è battuto da giovani leprotti, ballerine bianche,
fringuelli e verzellini. Dal ramo basso di una quercia un pigliamosche da
lezioni di caccia al volo agli spettatori presenti: dopo aver puntato un
malcapitato insetto, il nostro parte deciso dal posatoio, afferra con il becco
al volo la preda dopo un rapido volteggio e ritorna alla casa base pronto per un
nuovo boccone. Mi è facile quindi attendere l'intervallo tra
una battuta e l'altra per immortalarlo e regalarvi un'istantanea (foto).
Mi spingo in tarda mattinata a cercare un po' di frescura lungo la riva destra
del Lambro e scovo, nascosta tra le fronde di un albero una nitticora (foto),
piccolo airone migratore il cui nome tradisce abitudini di vita
crepuscolari-notturne. Festa grande invece nel greto del fiume, dove ballerine,
fringuelli, cardellini (foto) fanno vita rivierasca tra bagni di sole sui sassi
emergenti e giochi in spiaggia, indifferenti alle stucchevoli scenette familiari
di anatroccoli natanti in file ordinate preoccupati di non perdere la scia dei
disinvolti genitori.
Saluti a tutti
Alberto Confalonieri
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6 marzo 2005
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Passera scopaiola |
Quella di ieri si può a pieno
titolo annoverare tra le giornate per principianti.
Pomeriggio soleggiato e mite, alberi spogli e una alacre attività hanno infatti
facilitato gli avvistamenti, il che ha reso ancor più amara la sorpresa quando
mi sono accorto, nell'atto di scattare la prima foto della giornata in
digiscoping (ovvero attraverso le lenti del cannocchiale), di aver lasciato a
casa la batteria della macchina digitale... tralascio le ispirate imprecazioni!
Uccello del giorno: la passera scopaiola. Cessino le risa!, non si tratta di
animale dalle eccezionali prestazioni sessuali, ma di un grazioso passeriforme
(foto, non mia purtroppo) che sverna nel Parco di Monza in pochi esemplari - una
decina, secondo i risultati del censimento ARCA 1993-1994 (sono in ansiosa
attesa di leggere, Matteo, i risultati delle più recenti indagini condotte e non
ancora pubblicate) - muovendosi silenzioso nel sottobosco alla ricerca degli
insetti di cui si alimenta. Curioso comportamento di cui mi piace mettervi a
parte, il maschio di questa specie si assicura la paternità genetica della prole
partorita dalla femmina 'spremendo' con il
becco la di lei cloaca per espellere lo sperma di eventuali altri maschi prima
di procedere all'accoppiamento.
Straordinario osservare in natura il perfetto adattamento di certe strutture
alle diverse specializzazioni: seguo per qualche minuto un luì piccolo si aggira
infatti tra le cataste di legna infilando il becco lungo e sottile tra le
rugosità delle cortecce, prelevando larve di insetti con rapidità e sicurezza.
Nel pieno dell'attività canora di due verdoni, un'infilata di cince (foto) in
piena febbre primaverile colora i filari lungo i viali della zona dell'ex
facoltà di Agraria: cinciallegre, cinciarelle, una cincia bigia (meno frequente
nel Parco rispetto alle altre) e svariati codibugnoli, che concludono la mia
nota, ma non prima di un piccolo inciso su questi ultimi, graziose cince dalla
lunga coda che amo particolarmente e che Calvino cita nella chiusura de "Il
barone rampante": "Ombrosa non c'è più. Guardando il cielo sgombro, mi domando
se davvero è esistita. Quel frastaglio di rami e foglie, biforcazioni e lobi,
spiumii, minuto e senza fine, e il cielo solo a sprazzi irregolari e ritagli,
forse c'era solo perché passasse mio fratello col suo leggero passo di
codibugnolo, era un ricamo fatto sul nulla che assomiglia a questo filo
d'inchiostro, come l'ho lasciato correre per pagine e pagine, zeppo di
cancellature, di rimandi, di sgorbi nervosi, di macchie, di lacune"
Saluti a tutti
Alberto Confalonieri
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26 febbraio 2005
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Codirosso spazzacamino (foto A.Confalonieri) |
Immaginate (di fantasia ce ne vuole proprio tante) di girare per Monza un giorno e trovarvi coinvolti in
una serie di eventi - concerti, spettacoli teatrali, conferenze - che si susseguono da una piazza all'altra senza alcun preavviso. In natura, ad un occhio anche solo un poco attento, cose di questo genere accadono comunemente.
Capita quindi che, passeggiando nel parco di Monza lungo i relitti di siepi al margine del prato
dell'ex-ippodromo, mi sia trovato questo pomeriggio
ad assistere, primo spettacolo ore 12.30, ad una indiavolata danza di due regoli (tra i più piccoli passeriformi
del nostro continente, presenti da noi nella stagione invernale) che si
inseguono nervosi e vocianti scomparendo così com'erano apparsi dopo pochi
minuti.
E' un periodo di risvegli, questo, e cinciallegre, cinciarelle, verdoni, merli, fringuelli fanno prove generali di canto che montano e si smorzano
tutti insieme, i picchi rossi tambureggiano sulle cortecce per delimitare i loro territori
nell'attesa del periodo riproduttivo.
Mi soffermo a guardare e a fotografare un codirosso spazzacamino (foto), così chiamato per la colorazione fuligginosa della livrea del
maschio, la femmina, lì vicina, non si lascia osservare facilmente, riparandosi timida
dietro ad un intrico di rami di un bagolaro.
Altra quinta, altro spettacolo: vicino al golf, mentre seguo il volo colorato di un picchio verde, il binocolo incrocia un gheppio posato su una conifera.
Occasione unica per aggiungere un'immagine alla collezione e condividere con voi la maestà di questo rapace. Tra
un'istantanea e l'altra, la povera
bestia si getta inutilmente nel prato sottostante cercando di catturare prede fantasma, riguadagnando quindi il posatoio a zampe vuote e mascherando
lo smacco con un ostentato distacco.
Riattraverso il prato dell'ippodromo lungo uno dei neonati sentieri di terra battuta, per raggiungere il banchetto del Comitato per il Parco; guardando
a terra, sembra quasi di camminare sulla battigia di una spiaggia toscana e per un attimo, sarà stata suggestione,
nell'aria si sente profumo di salsedine!
Saluti a tutti
Alberto Confalonieri
31 dicembre 2004
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Gallinella d'acqua (foto A.Confalonieri) |
Ancora qualche appunto dal Parco, per
quanti hanno voglia di accompagnarmi per due passi virtuali in una mattina
soleggiata e tranquilla di fine anno...
Convinta mia moglie a seguirmi, sono
tornato nella zona sud del Parco, sui luoghi dove avevo lasciato, poco prima di
natale, i tordi e le cesene di cui vi parlavo nel precedente intervento (le
vicende catastrofiche di questi ultimi giorni creano, oltre che sgomento, anche
un certo bisogno di certezze, che ognuno soddisfa a proprio modo). Siamo
fortunati... anche se non numerose, alcune cesene mi confortano con il loro
sfacciato vociare, anche se non si degnano di mettersi in
mostra.
Il sole induce invece molti piccoli
passeriformi a lanciarsi in molteplici richiami (cinciarelle, cinciallegre,
picchi muratori, scriccioli, pettirossi, codibugnoli) che, nel caso di un
pettirosso, rasentano il canto vero e proprio.
Il mio bisogno di certezze è
confortato anche dalla riproposta di due scene già viste la scorsa settimana,
quali il sorvolo del cormorano e il pigro airone posato su un pioppo in riva al
Lambro.
Lezione di garbo e misura ci viene invece da un gruppo di tre
gallinelle d'acqua che, vinta la loro atavica timidezza, si lanciano in punta di
zampe a pascolare sul prato abbandonando la macchia ripariale. Non abbastanza
timide da non farsi riconoscere e immortalare dalla mia fotocamera (foto a
fianco, l'animale merita). Chiude la passeggiata un sorvolo di gheppio, piccolo
ma nobile predatore la cui presenza da noi è per fortuna
consolidata.
Alberto Confalonieri

appunti di un viaggio lungo i sentieri del Parco di Monza
19 dicembre 2004
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pettirosso |
Pomeriggio rigido al Parco, oggi. Il freddo
ti entra nelle ossa ed il silenzio è pressoché assoluto. Pochi gli arditi che
passeggiano lungo i viali, che percorro in bici alla ricerca di qualche primizia
invernale tra gli ospiti alati. Avevo già riferito, qualche settimana fa,
dell'arrivo di un primo esiguo drappello di uccelli dal nord Europa (due tordi
sasselli,
qualche lucherino) ma la giornata non sembrava troppo
promettente.
In un'ora di appostamento pressoché fisso, il mio cannocchiale
aveva incontrato lo sguardo impertinente di qualche pettirosso e di un codirosso
spazzacamino... e si era soffermato a lungo ad osservare un airone appollaiato
su un pioppo.
Deciso ormai a mettere il cannocchiale in saccoccia e
guadagnare la strada di casa, sentivo d'improvviso due, tre, poi molte voci
tutto intorno, un secco ciaccolare e in pochi istanti assistevo al volo
disordinato di un'insalata di tordi che incrociavano rimescolandosi e dando vita
agli alberi spogli. Il bottino finale ammonta ad almeno 35 tra cesene e tordi
sasselli, cui aggiungo volentieri una coppia di picchi rossi maggiori (padroni
di casa, ovvero presenti nel Parco tutto l'anno) ed il sorvolo di due cormorani
(spero che non se ne siano andati a riposare nel comasco, dove rischiano l'impallinazione con la benedizione della Provincia).
Ritorno a casa e dai
silenzi del Parco passo rapidamente in bici per il centro in piena orgia
natalizia...
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Saluti a tutti (e buone
feste)
Alberto Confalonieri
Tracce di inverno nel parco
di Alberto Confalonieri
appunti di un viaggio lungo i sentieri del Parco di Monza
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tordo sassello |
Dopo un insolito prolungamento della bella stagione - quindici giorni fa si poteva ancora sentire il frinire dei grilli - finalmente l'inverno si fa concretamente vivo al parco.
Sabato (27 novembre
2004) ho fatto un giro di ispezione per constatare di persona i danni
provocati dal vento e, tra querce schiantate e chiome depositate a terra, tristi
toupet solitari, ho finalmente scovato i primi indizi della stagione
incipiente.
Dalle regioni più settentrionali, sono
infatti arrivati i lucherini, uccelli granivori dalle graziose
tinte brune e gialle, che in gruppi numerosi erano infatti indaffarati a
sbocconcellare i frutti degli ontani lungo il corso della roggia Pelucca, davanti al St.Georges Premiere. Ancora più interessante
tuttavia è l'avvistamento di due tordi sasselli, che si sono prima
manifestati con richiami simili a lontani latrati, poi si sono fatti ammirare
tra i rami spogli di un albero.
Benvenuto, generale
inverno!
Alberto Confalonieri
29 novembre 2004